Qualche giorno fa, qualcuno mi ha rimproverato di esitare troppo ad avviare un progetto che sto curando nei dettagli da molto tempo e che ho momentanemante parcheggiato, attendendo che si muovano i fili giusti. Si tratta di un progetto importante, difficile, che prevede una struttura articolata e capillare che si occupi di ogni dettaglio costituendo una vera e propria catena produttiva.

Questa persona mi diceva che avrebbe preferito iniziare subito, anche se in modo imperfetto, piuttosto che attendere.

Io, invece, seguo il principio del giardiniere.

L’importante è seminare e poi avere la pazienza di attendere i frutti. Sempre.

Se ci lasciamo prendere da ansie e fibrillazioni, se forziamo i tempi quando sappiamo che non sono ancora maturi, allora ci consegniamo alla seria possibilità che le cose non vadano bene.

Quando un bimbo nasce prematuro è sempre fragile. Deve stare nell’incubatrice per essere protetto e difeso.

Quando è troppo prematuro, a volte non ce la fa. Gli organi non sono ancora formati, faticano nel trovare la giusta espansione richiesta dal dover vivere privato della culla acquatica in cui ondeggiava, attendendo di esistere fuori, nel mondo.

Allo stesso modo, se i frutti di una pianta vengono colti troppo presto, allora saranno verdastri, duri, in commestibili.

Quindi preferisco aspettare, nella vita. Nel lavoro e non solo.

Per un’impaziente come me, è un grande esercizio.

Ma so che il principio del giardiniere ci regala il giusto ritmo.

E questo ritmo vale per tutto, sia per le cose belle che per quelle brutte.

C’era chi diceva: "Siediti sul fiume e attendi che passi il cadavere del tuo nemico”.

Esatto. Anche se verrebbe voglia di ucciderlo subito, questo nemico.

Verrebbe voglia di incendiargli la macchina o saltargli alla gola. Mollargli un ceffone.

Invece bisogna sedersi e aspettare.

Nell’universo esistono regole matematiche che ci proteggono o ci ostacolano (a seconda delle azioni che abbiamo prodotto).

Non si scappa.

Tornando alla metafora del giardiniere, ecco che allora, una volta piantato il seme, dobbiamo attendere i segni della maturazione. Nulla di ciò che facciamo va perso.

Alcuni frutti arrivano presto, altri sono tardivi. Ma arrivano.

Le forzature non producono mai nulla di buono.

Purtroppo, però, nella società del prendere-correre-consumare, questa filosofia può suonare stramba.

L’attesa a volte  è vista come una perdita di tempo. Invece no.

Anche perché…non c’è nessun tempo da perdere.

Non c’è nessun tempo, alla fine.