Non sto scrivendo molto ultimamente. Lo so. Ci sono periodi strani, nella vita, in cui ci  si annida in sé stessi per osservare. Osservare quello che succede, quello che non succede, chi abbiamo intorno e chi invece manca all’appello. E si contano le guerre, i feriti, le vittorie e le tregue.

Si pensa al passato mentre il futuro poggia i gomiti sul davanzale davanti alla finestra che ancora non c’è, aperta su interrogazioni mai risolte.

E a volte, in questi periodi strani, la mia scrittura si fa piccola piccola, invisibile. Aspetta, scruta, sonnecchia, si stira, si ricompone. Non è che non sappia che dire. Solo, non vuole. Forse per pudore, per rispetto di quei vuoti che prima o poi finiamo per accogliere. E un vuoto, si sa, per essere vuoto non va riempito.

Non sono sempre negativi, i vuoti. Se non altro, perché hanno la possibilità di nuovi ingressi e riempimenti. Molti, in questi momenti, scrivono tantissimo, quasi la scrittura li salvasse dal confronto con sé; va benissimo. A me invece capita di rinunciare alle parole, perché bastano quelle che ronzano in testa.

E così, il Mulino ha taciuto per un po’. Ha rallentato. Ma un blog è un po’ come la vita: piena di salite, curve e piazze per le soste. Lui mi somiglia. Come certi cani, che assumono i tratti dei padroni. O certe case, che riflettono ogni umore dichiarato o sospeso.

Comunque, questa piccola pausa serve a una nuova partenza. E’ come un pit- stop, per verificare le ruote, l’olio e il motore.

Ma di sicuro cominciano a mancarmi, le parole scritte. Ed è allora, quando il richiamo si fa più forte, che a loro torno.