Segnalo volentieri un’ iniziativa che trovo bellissima. Si tratta di una vacanza diversa, incrociata casualmente ieri, in un servizio del telegiornale. Si chiama I suoni delle Dolomiti: in cima alle montagne più suggestive del nostro paese, artisti di varia provenienza suonano la loro musica.

E in quest’estate caciarona in cui al mare i turisti sudano e sculettano in acqua con la musica a palla, guidati dal megafono del trainer di turno, in montagna le solite escursioni vengono interrotte da idee nuove, diverse.

Bellissimo arrampicarsi in cima ai monti, l’ho fatto anche io, due anni fa, vicino a Bressanone. Ma anche qui si rischiano macchiette da commedia all’italiana: il "tipo da montagna" si contrappone al "tipo da spiaggia" con un mix di nonno di Heidi e salutismo isterico.

Insomma, estremi. E come accade con tutti gli estremi, alla fine i punti di contatto rendono simile ciò che appare diverso.

Ecco che invece ieri ho visto questa immagine, molto bella, in cui uomini, donne e ragazzini, tutti diversi, si arrampicavano per assistere alle meraviglie segrete dell’alba. Poi  in silenzio, seduti sulle rocce e sui prati, ascoltavano il suono di un violino o i racconti di un teatrante.

Ho pensato che è una bella occasione. Occasione per unire al suono del silenzio il silenzio del suono.

La montagna suona la sua musica, infatti. Ed è una musica soave, fatta  di vento e di foglie, di canti e controcanti in cui gli uccelli trasmettono l’armonia del ciclo che si compie negli spazi fra il giorno e la notte.

Il silenzio ha il suo suono, lassù. Ma anche il suono è un silenzio quando la musica arresta i pensieri e distende l’anima su un prato di note.

In un mondo sempre più frastornato, ebbro di caos e di stridore, questi momenti sono occasioni.

La montagna è un po’ come il mare: si occulta quando viene aggredita, si rivela nello stupore.

Ma non è detto che occorra sempre essere soli e stare in silenzio, passeggiare. A volte l’incontro avviene anche in comunione, insieme ad altre persone. La musica si intona, in questi casi, ai suoni perfetti della natura.

La montagna e il mare gradiscono il "suono" dell’uomo quando questo non è invasivo e superbo.

Pare che lassù, sulle Dolomiti, lo abbiano capito.