Gugiu è uno dei soprannomi del mio gatto Anakin (che diventa anche Tutu, Pappo, Pappasciusciu, Aninani, Nannariello, Uattutu, Tututututotutu). Confesso, faccio parte di quella categoria di rimbecilliti che danno nomignoli idioti, sia ai figli che agli animali.
Ma che posso farci? Sono completamente cotta di lui. Rincoglionita, catturata, rapita.
Il fatto è che non sei mai tu a possedere un gatto. E' lui che possiede te.
E' il tuo compagno ideale.
Ma rimane un gatto, per sua fortuna. E per la mia (a parte le lacrime angosciate quando arriva con gechi smozzicati ma ancora vivi).
Certo è che, ogni giorno, quando la mattina mi stiracchio e incrocio il suo sguardo languido e ruffiano (perchè vuole la razione di pappa), penso a come sia bella e piena una casa in presenza di animali.
Perchè loro sono un mondo diverso da tuo, un mondo che però si incrocia, familiarizza, impara con te a condividere segni, gesti, suoni.
E silenzi.
La vera comunicazione, fra Anakin e me, passa attraverso il silenzio.
E non è poco, in un mondo pieno di caciara.
Si dice che i gatti siano i  compagni preferiti dagli scrittori.
Non so. So che io scrivo, di fatto, per lavoro e per diletto. E so che lui è sempre lì, accanto a me, paziente, immerso nel suo ozio dorato, filosoficamente impegnato a "essere", nulla di più nulla di  meno. Vigile, attento, mai distratto. Un vero maestro. E una vera Musa…anzi, un vero "muso" – letteralmente – ispiratore. Su quel muso, infatti, si appoggiano – prima di divenire su carta – le mie parole più belle.