LA TV DEL CIPPALIPPI

19 dicembre, 2006 (23:36) | trash tv | By: fpacini

 

 

"Una cippa lippa", direbbe la Ventura col suo solito piglio oxfordiano. Peccato che anche lei sia finita sotto l’indice di Lippi,  che  stranamente da indice di ascolto si è trasformato – potere della metamorfosi – in dito accusatore.  Sul banco degli imputati: la televisione. Quella "cattiva televisione" che lamentava Popper.

Novello Torquemada, epurator-Lippi lancia i suoi strali (o stralci?) contro la televisione-spazzatura, amante delle risse e della volgarità.

Dal suo sito casa Lippi invita tutti a partecipare alla sua iniziativa (www.claudiolippiunminuto.com) che chiede agli italiani di fare un minuto di silenzio contro l’abuso di demenze televisive.

Già già. Peccato che proprio lui, fino alla lite con gli autori di Buona Domenica che non hanno accolto le Sue contestazioni riguardo alla ormai "storica rissa" Mussolini-Sgarbi (della serie: la coratella contro il risotto al tartufo), se ne è andato sbattendo le porte e autopromuovendosi paladino d’assalto contro la mediocrità.

Ma non si vergogna un po’, il Lippa Lippa? Fino all’altro ieri ci ha devastato con le sue idiozie (sì, proprio quelle che ora critica) fomentando il declino inarrestabile dei pomeriggi di Buona Domenica capeggiati da quel trombone di Costanzo che, se possibile, ha dato il colpo di grazia alla già difficile, e pericolante, situazione domenicale a cui, con le "palle costernate" – e scusate il linguaggio  ma siamo in tema – il telespettatore cercava di sopravvivere fuggendo dai "Ciao, da dove chiami?" di Mara Venier.

Eccolo, il colpo di grazia. Costanzo, e Lippi insieme a lui, ha per anni promosso la televisione delle demagogie, delle veline-cretine, dei ragazzi "Amici" e brufolosi che sculettano dopo il diplomino preso alla scuola della De Filippi (ma dove sono finiti con la nuova domenica di Paola Perego? li hanno deportati in massa?), del pubblico ola-dipendente (e deficiente), dei siparietti all’italiana, dei buchi da serratura, dei falsi buonismi, dei veri imperialismi (televisivi), dei Costantini e dei Danielini.

Lippi c’era. Eccome se c’era. Per anni ha fatto il finto tonto spalleggiando Costanzo e la sua corte dei miracoli, accogliendo gli evasi dalla casa del grande Fratello, dimensandosi e canticchiando, raccontando barzellette che non facevano ridere…

Poi c’è un cambio di vertice, e l’orfanello di Costanzo, come sempre accade, viene riciclato nella nuova Domenica condotta – ahimé – da Paola Perego. Pettegola quanto Alfonso "Signorina" (l’omosessuale esperto di moda e mode che volentieri si spaparanza nei salotti domenicali), determinata quanto la zarina Maria, la Perego riesce nell’impossibile: uccidere un morto.

Nel senso che riesce a peggiorare la già disperata, senza speranza, situazione domenicale su cui Costanzo è passato per anni come un napalm su un campo di margheritine.

Lippi all’inizio della nuova versione domenicale ci sta. Schifo per schifo va bene. Ma poi, quando lo staff non gli dà l’udienza che merita, si incazza, gira i tacchi, e si butta nella battaglia a favore di un ripristino della qualità.

Ci vuole una bella faccia tosta. Gli altri coglioni, giù a sostenerlo: da Iva Zanicchi a Minimun, da Timperi a Frizzi. Beh, doppia faccia tosta con triplo salto carpiato, visto che il sostegno non viene certo dai "geni" della televisione, da quelli che ci hanno aiutato nel restituire dignità alla "più amata dagli italiani" (che non è la Cuccarini ma è proprio lei, la Signora Televisione).

Non è poco credibile che uno che si azzuffa – in un evidente gioco di potere – con il suo staff se ne vada decidendo di combattere proprio quello che ha alimentato? Non mi risulta nessuna folgorazione sulla via di Saxa Rubra. No, anche a comprimere il cervello in uno sforzo di fantasia, San Claudino non ce lo vedo.

Nella Lettera agli italiani, lui vorrebbe, con il fervore di un apostolo, convertire il popolo di stolti – che ha rimbecillito per anni – svegliandoli, chiamandoli "alle armi" con il silenzio in protesta del mondezzaio televisivo.

Chi sputa nel piatto in cui ha appena mangiato o è un rivoluzionario o è un furbone. Lippa Lippi appartiene alla seconda categoria (alla prima, appartiene al massimo l’1% della popolazione).

Al massimo bisognerebbe chiamare qualcuno ad aiutarlo nella causa che lancia contro sé stesso, facendolo costituire contro  l’associazione a delinquere che si è macchiata di circonvenzione degli incapaci. Imputato: Lippi. Pubblico Ministero: Lippi. Associati: Lippi. Perché l’incapace è proprio lui, che per anni se ne è stato bello seduto,  con il suo sorrisino da ebete, nel salottino domenicale. E che se ne è fottuto della cattiva televisione (i soldi fanno tacere).

Bel fenomeno di pentitismo. Davvero.

Va bene che ora abbiamo l’indulto, ma passare indenni dopo la truffa (la presunta conversione) è un po’ troppo. L’omertà è una violazione. Almeno così mi risulta. La partecipare all’associazione a delinquere, perché tale fa apparire la banda di Buona Domenica, è una violazione.

Un pentimento vero richiede tempo, silenzio, riflessione. il contrario di questa boutade ridicola.

Tra l’altro, ci viene il sospetto che sia l’Ego ferito a parlare, e non la coscienza dell’uomo.

Insomma, ci convince questo brusco cambio di direzione? Macchè. Una cippa lippi…

Francesca PaciniFrancesca Pacini nasce a Senigallia e ci resta fino alla fine del liceo.

Ma le Marche le stanno strette. Non a caso adora Bruce Chatwin, per il quale "la casa è solo un luogo dove appendere il cappello".

Lei non finisce in Patagonia, ma in molti altri posti.
Vive in America per un anno, perfeziona l’inglese, poi decide di tornare in Italia.
Senigallia, dopo l’America, è diventata ancora più piccola.

Così migra a Milano dove studia Comunicazione all’Istituto Europeo di Comunicazione. È lì che comincia a sentir parlare per la prima volta di uffici stampa.

Tuttavia, malgrado una permanenza aziendale con la prospettiva di viaggi all’estero, i libri e la passione per il giornalismo - perversioni ostinate, tenaci - le fanno mollare di nuovo gli ormeggi.

Nel 1993 arriva a Roma, frequenta un corso di giornalismo organizzato dalla redazione di Storie e inizia la sua gavetta. Scrive articoli, gestisce rubriche, corregge le esercitazioni degli allievi dei corsi di giornalismo promossi dalla rivista, lavora sui testi della casa editrice.

Lì impara i ferri del mestiere editoriale e giornalistico, diventa caporedattore.

Si iscrive all' Ordine dei Giornalisti incorniciando il suo piccolo il sogno, quello del giornalismo culturale.

Il problema, però, è che di sogni ne ha tanti.

Irrequieta fin dalla nascita (forse sempre a causa di quell’ “annata” particolare, il 1968, o del suo segno, l'Acquario), ha sempre bisogno di altri stimoli.

Nel 1999 incrocia l’agenzia letteraria Il Segnalibro.
A volte si ha fortuna, si capita nel posto giusto al momento giusto. Il Segnalibro ha bisogno di qualcuno che prenda in mano l’agenzia per rinnovarla e ristrutturarla, è in difficoltà: lei riorganizza staff e servizi, rilanciando l'immagine nazionale. Ha bisogno di nuove sfide nel campo editoriale, così si dà da fare.

É responsabile dello staff, dei progetti editoriali, della comunicazione web e dell’ufficio stampa.
Suo anche il Decalogo della vera agenzia letteraria, che viene pubblicato in L'autore in cerca di editore, Edizioni Bibliografiche.

Ma non può stare senza fare riviste. Ecco allora che nasce Il Laboratorio del Segnalibro, rivista di cultura e informazione editoriale di cui diventa caporedattore.

A un certo punto ha un’intuizione: creare un corso di formazione professionale per redattori editoriali coinvolgendo gli editori e destinando agli stage gli allievi più bravi. Siamo nel 2000, ancora l’Italia non è invasa da questo tipo di corsi.
Può dire, con orgoglio, di essere stata la prima, la vera, unica ideatrice di tale formula, e sfida chiunque a contraddirla. Da quel momento fino al 2004 è direttore didattico dei corsi per redattore da lei ideati per Il Segnalibro, insegnando anche in aula e seguendo costantemente gli allievi. Suoi anche il progetto e lo sviluppo di ogni seminario specialistico, compresi i corsi di editing e correzione di bozze in cui coinvolge Marco Cassini, direttore editoriale di  minimum fax.
I corsi si sviluppano e approdano anche a Bologna e Napoli. Così le sembra un po' di essere di nuovo la "viaggiatrice" che, da quando vive a Roma nelle redazioni, riposa ormai in un cassetto.


Nel frattempo decide anche di fare l’ufficio stampa di Fedro, di Laura Quintarelli e Bruno Benouski, operatori accreditati a livello nazionale nel campo della Programmazione Neurolingustica (Pnl), con i quali collabora come editor per il loro testo pubblicato da Franco Angeli editore.

A un certo punto, nel 2004, lascia tutto per dedicarsi alla stesura di un libro nato quasi per gioco. Accade infatti che l'editore di Simmetria, si imbatte nei suoi studi alchemico-astrologici.

Innamorata delle filosofie antiche e delle tradizioni spirituali, ha infatti una “cotta” particolare per i simboli e i miti.

Da quegli studi nasce La ruota degli dèi - Il simbolismo astrologico dai princìpi metafisici alla discesa nel Tempo.

Collabora con il comitato editoriale di Simmetria.

Ma è tempo di tornare anche ai mestieri dell’editoria e della comunicazione, e dopo alcune consulenze e collaborazioni editoriali nel 2006 fonda Stylos, in cui mette insieme le sue passioni.

La passione per la grafica, la fotografia e la combinazione di immagine e testo la porta a specializzarsi nell'Art Direction e nel Copywriting; dal 2010 al 2013 dirige il settore Immagine&Comunicazione dell'azienda di servizi e creazioni cosmetiche per l'hotellerie internazionale la Bottega dell'Albergo con sedi a New York e Shangai (lei, ovviamente, preferirebbe New York) e Brasile.

Realizza cataloghi, calendari, siti web, manuali di stile...crea e cura la nuova immagine dell'azienda con un restyling totale, introducendo il nuovo concetto dell'illustrazione da abbinare alle fotografie classiche.
Disegna in prima persona il "sarto-stilista" con cui l'azienda si rinnova.

Ma, tenace, non molla le consulenze e la formazione in cui esprime in modo eclettico, adattandosi di volta in volta alle situazioni più diverse. Continua a lavorare come editor per diverse case editrici, a scrivere e pubblicare. Approfondisce il copywriting e fa consulenze per l'immagine e la comunicazione.
In breve, la sua vita è un continuo..."lavori in corso".

Nel 2006 progetta la rivista on line Silmarillon, che cerca uno sguardo trasversale sul mondo, libero da schemi e ideologie. Silmarillon è un po’ come la sua fondatrice, affascinata dal passato e allo stesso tempo sedotta dalle ricerche contemporanee, specie nel campo delle nuove tecnologie.

Nel 2012 fonda e dirige la rivista La stanza di Virginia (www.lastanzadivirginia.com), un crocevia di voci femminili e non per raccontare il mondo. La “stanza tutta per sé” di Virginia Woolf esprime la necessità di chiudersi in un luogo in cui ritrovare sé stessi e riflettere, creare, narrare: la rivista segue questa traccia per ospitare gli articoli di chi cerca di dare un senso alle cose che ci circondano.

Tutte le esperienze convergono nel 2013 in Editoria e Scrittura, il nuovo sito che diventa anche un laboratorio per nuove sfide nel campo dell'editoria e della comunicazione.

Leggi gli articoli e le interviste su:


bullet  Silmarillon

3  La stanza di Virginia

 

Archivi


carta stampata:

articoli pubblicati sulla rivista letteraria Storie

articoli pubblicati sulla rivista di cultura e informazione editoriale Il Laboratorio del Segnalibro

web:


La Correzione di bozze pubblicato sui Quaderni del Mestierediscrivere.com

Professione editor pubblicato sui Quaderni del Mestiere di scrivere

Sigilli di parole pubblicato sui Quaderni del mestiere di Scrivere

ALDA%20MERINI%20casa%20museo[1]

Non ho bisogno di denaro.
Ho bisogno di sentimenti,

di parole, di parole scelte sapientemente,
di fiori detti pensieri,
di rose dette presenze,
di sogni che abitino gli alberi,
di canzoni che facciano danzare le statue,
di stelle che mormorino all' orecchio degli amanti.

Ho bisogno di poesia,

questa magia che brucia la pesantezza delle parole,
che risveglia le emozioni e dà colori nuovi.

Alda Merini

Incantevole, saggia Alda. Più saggia della nostra follia moderna, fatta di bisogni fittizi giocati su un'economia fasulla, che disdegna i veri moti del cuore e dell'anima.
Viviamo in un mondo senza poesia, privato dei suoi versi e privato della voce di quei poeti che, nei secoli, hanno amato. E hanno osato.
Osato scrivere il canto.

A  volte nelle persone avverto l’odore della solitudine. E’ un odore acre, pungente, sospeso intorno e in alto, come una nube. è l’odore di chi non condivide, di chi, anche in mezzo alla gente, non vive sulla pelle o sulla testa ma si ritira in qualche ripostiglio interiore, sconosciuto anche a lui stesso. e questo odore non a caso ricorda un po’ quello dei vecchi, e forse si tratta infatti di una prematura vecchiaia, un precoce avvizzimento del cuore.  Ma basterezze farsi raggiungere da una carezza, una carezza vera, per sciogliere quell’odore.

Che faccio, chiamo l'esorcista?