Il giorno si accorcia e si stacca dal cielo come una foglia in autunno

 

In una serata di pioggia marchigiana, è bello ascoltare la dolce musica che picchietta sulle finestre, come un tamburello liquido che accompagna le stelle mancanti.

 

Lo so che non sono puntuale come prima, nello scrivere. Un po' perché la mia vita è cambiata, e il mio lavoro mi porta a spostarmi e passare qualche giorno fuori roma tutte le settimane, un po' perchè il caldo cocente di questo periodo ottunde i neuroni e fa passare la voglia di fare molte cose.

Ma la scrittura continua ad abitarmi. Come un pensiero fisso, un ricordo che non ti molla, un amore che il tempo non corrompe.

Solo, sono un po' impegnata a scrivere te fare ante belle cose, creative, ma che nulla hanno a che fare con questo blog.

Ma dentro, sempre, c'è la certezza di un luogo al quale tornare.
Per alcuni è una persona, una casa, un uomo, una chiesa…
Per me è la scrittura (anche se non disdegno affatto i "luoghi" sopra citati!)

E' un'esatte faticosa, con un sole aggressivo e l'umidità che ti bagna i pensieri.

Francamente, sogno un bel temporale estivo, con la pioggia che cade battendo sui vetri e il vento che ti accarezza la pelle e porta via con sé le malinconie.

Ma ogni cosa, letteralmente, a suo tempo.

Non decidiamo noi della natura, malgrado le violenze che continuiamo a perpetrare.

Così ora ci becchiamo queste estati "tropicali", per nulla adatte al nostro bel clima mediterraneo.

Pazienza, non rimane che attendere, con fiducia.
Chi, come me, ama i colori autunnali e i suoi giochi cromatici, l'estate è un tempo accolto ma non particolarmente amato.
Solo la sera, quando il giorno si scuce sui cieli fiamminghi, respiro, serena, sotto le stelle, godendomi le piante del mio terrazzo (due notti fa ho dormito lì, sul lettino prendisole, è meraviglioso dormire sotto il manto stellato e svegliarsi con la magia dell'alba). La sera, d'estate, ha un buon sapore.

Malgrado l'umidità che con le sue mani appiccicose ti tasta ovunque, ti bagna i capelli, ti toglie la forza.

La notte, la notte è sempre bella.

 

Eccomi qui. Niente avatar stavolta: ci metto la faccia. Con un po' di brufoletti estivi dovuti – ehm – a montagne di cioccolata serale che non è proprio il massimo durante il solleone…

Già. La mia faccia.
Mi diverte questo svelamente virtuale in cui per una volta compare la mulinaia che, come mi ha detto la mia cara amica Celeste in un sacrosanto e recente ammonimento, rischiava di trasformare il mulino in uno stagnetto.

Ma a volte stare lontano dalla scrittura fa bene. Il mio è stato un digiuno terapeutico. Passeggiate, sole a dosi omeopatiche, letture, qualche film, molte serate a cena fuori (uno dei miei sport preferiti)

Dovevo riposarmi. E l'ho fatto.
Anche i mulini non riescono sempre a macinare bene. Specie quelli…umani.

E sai come succede, no?
Ti giri indietro e il mare è alle spalle, l'estate è scivolata via come sabbia, come un vento veloce che spinge le nuvole. Il tempo perduto e il tempo ritrovato, il tempo che fu e il tempo che verrà: tutto, d'estate, rallenta per un delizioso momento…
Perciò, si ricomincia.

 

 

 

Com'è difficile l'arte di vivere sul bilico, sul crinale che attraversa due stati dell'essere. Cavallo nero e cavallo bianco, ombra e luce. Tensione sulla lama di rasoio che taglia l'eternità.