A mano a mano che seguiamo gli indizi – stelle, numeri, colori, piante, forme, poesia, musica, strutture – scopriamo l’esistenza di una vastissima intelaiatura di rapporti che interessa molti livelli. Ci si trova all’interno di una molteplicità riecheggiante, ove ogni cosa reagisce e ha un suo luogo e un suo tempo stabilito. È un vero e proprio edificio, una specie di matrice matematica, un’Immagine del Mondo che s’accorda a ognuno dei molti livelli, regolata in ogni sua parte da una rigorosa misura.

(Giorgio de Santillana, Hertha Von Deckend,Il mulino di Amleto)

 

Il Mulino di Amleto è uno di quei libri che ti cambiano la vita. Sono incontri straordinari, questi, occasioni in cui si trova ciò che si stava cercando, ciò che forse si era dimenticato. Il mondo è un ricamo geometrico e matematico, dice Santillana, popolato di miti e leggende che ovunque, a ogni latitudine e longitudine, raccontano sempre la stessa storia, quella dell’uomo che cerca sé stesso.

Tutti quei "pezzettini di cielo" sparso ovunque, quaggiù, possono essere ricollegati per trovare di nuovo la strade per le stelle (stelle che stanno fuori e dentro di noi).

La misura dell’armonia non è sempre facile da trovare, in questo mondo sempre più caotico e doloroso, somigliante più a un Tartaro che a un Eden. Ma se sappiamo guardare, guardare oltre il caos, oltre i limiti, inseguendo quei pezzettini di cielo, forse allora sapremo che il nostro respiro è figlio di un respiro più grande, immenso, che ci abbraccia e ci contiene.
Ho sempre amato i miti e le leggende ma quando ho incrociato questo libro sono rimasta stregata.
Stregata per il modo di raccontare, per le investigazioni in ogni tempo e in ogni mito, per la sapienza con sui sono state tessute le analogie che superano la separazione del tempo e delle varie culture per trovare meravigliose concordanze, proprio come, in un concerto, i vari strumenti, seppur diversi, si uniscono in un coro armonioso di suoni.

Sì, una matrice c’è. E la cosa meravigliosa è che lo sapevamo da sempre. Eppure, eppure sono i successi di film  come Matrix, oggi, a guidare la nostra attenzione, usando richiami filosofici di tempi antichi che l’uomo ha smarrito nella corsa verso il futuro. 

Sì, una matrice c’è. Rappresenta una gabbia in cui gioca Maya ma allo stesso tempo anche la via di uscita. Si basa su armonie, assonanze, richiami di amorosi stupori.

Ma lo sapevamo, della matrice. Lo sapevamo da sempre.  

Guardando indietro, ancora oggi mi meraviglio sempre di quante cose riesco a  imparare.

E nei sussurri del vento penso a quanti mulini di Amleto possiamo scoprire…