Se una volta, in passato, la donna era braccata dai suoi persecutori, nei secoli il femminile si è ripreso ciò che gli era stato tolto.

Ho sempre pensato che l’uomo, in fondo, ha avuto paura del potere della donna.  La donna possiede una caverna cosmica che genera la Vita. Ogni mese il suo sangue racconta di questo potere, e con lui, ciclicamente, si rinnovano i misteri della creazione.

Se le antiche società erano spesso ginocratiche, in seguito l’uomo, creando la società patriarcale, ha in qualche modo temuto il potere lunare, magico, con i suoi enigmi.

Così la donna ha occupato altri spazi, altri luoghi. Quelli a lei consentiti.

E’ rimasta sempre un po’ strega. Ma la strega non è quella temuta dagli inquisitori. La strega vive al fianco di ogni donna che conserva coscienza del suo mistero.

Non si sono solo le streghe cattive che ci perseguitano nell’infanzia, quelle che ci fanno paura con le loro mele avvelenate.

Ci sono anche le streghe buone.

Strega è la donna vicina alla notte, alla magia della Luna e di ogni ciclico mutamento. E’ specchio e rimando, gioco e rimbalzo.

Oggi forse la strega, questa strega, fa ancora più paura. La società delle donne lavoratrici in competizione con l’uomo, in perenne sfida con lui, teme la strega che le vive dentro. Ne teme le abitudini irrazionali, la predilezione per il ventre della natura, per le stelle che accendono il cielo di notte.

Il contatto con le regioni meno solari della mente, quelle in cui la donna si muove con la sicurezza di chi conosce bene i territori nascosti, rischia di diventare più difficile.

C’è chi  stato felice del tramonto della strega. E invece, forse, non è proprio così.

Quando Merlino, nel bellissimo film Excalibur, parla della fine del tempo magico, di quel tempo dell’uomo a contatto con gli elementi della natura, avvisa anche della perdita preziosa di un certo tipo di esperienza.

Ma le streghe e i maghi, quelli veri, non i giullari cercati da tutti per sanare le ansie sentimentali, continuano a sopravvivere nell’inconscio di tutti noi.

Il problema è solo scovarli, ascoltarli.

La strega sapiente è stata sostituita, oggi, dalla pletora di nipotine di Vanna Marchi, purtroppo.

Se la cerchiamo ancora, è perché intimamente sappiamo che "lei sa". Ma forse sa qualcosa diverso da ciò che ci aspettiamo con i nostri bisogni di risposte e certezze.

Le streghe moderne sono purtroppo quelle televisive dei filmetti americani, quelle dei negozietti di ciarpame para-esoterico, quelle delle piramidi in miniatura e delle formulette magiche del "wicca per tutti" (basta pagare bene).

La strega vera continua a vivere sotto il manto stellato, nei boschi e nelle grotte fuori mano.

Un giorno ne ho incontrata una. Vive a Firenze, è un’artista che, guarda caso, costruisce bellissime fate che vende ai mercatini. Ha una gallina, Nerina (giuro) che vive con lei. Ha occhi verdi profondi, capelli nerissimi e lo sguardo un po’ folle.

Ogni anno la incrocio nella fiera locale della mia cittadina natale. Un saluto, uno sguardo incantato alle sue creazioni meravigliose.

Un giorno, qualche anno fa, le regalai un mio libro in cambio di uno sconto su una fata meravigliosa che aveva attirato la mia attenzione, e che volevo regalarmi in quella bellissima serata estiva. Poi mi dimenticai la faccenda. Nel libro c’era anche il mio numero di telefono. Tempo fa, in un momento per me molto difficile, in cui mi interrogavo sul senso del mio destino, lei mi chiamò sul cellulare perché aveva casualmente (nulla è casuale) trovato il biglietto con il mio telefono all’interno di quel libro, finito in uno scatolone. Non sapeva perché, ma aveva voluto telefonare. E mi diede, senza che io avessi chiesto alcunché, proprio la risposta che stavo cercando.

Magia della vita? Chissà.