Poche cose mi piacciono come l'autunno. Sul serio. Molti di noi si immalinconiscono, tardano con la mente al pensiero delle perdute gioie estive. Non io. Forse sto diventando un'anima crepuscolare, ma ai colori aggressivi dell'estate preferisco quelli caldi di un autunno che colora ogni cosa con i suoi rossi meravigliosi, impareggiabili.
Non c'è artista in grado di metterli su tela con la stessa intensità, con gli stessi accostamenti cromatici che, sempre, mi stupiscono.
Guardo le viti che si arrampicano suoi muretti dando nuova vita a quelle pietre, cammino su foglie ammassate come su una nuvola in terra, osservo il cielo che spesso si tinge di azzurri e di grigi che finiscono per compenetrarsi scortati dalle ali degli uccelli in volo. Com'è monotono, il cielo, d'estate. Con quel blu così raramente soccorso dai bagliori lattuginosi di qualche nuvola che lo attraversa. D'autunno, quando non piove, i colori diventano più capricciosi, e quel capriccio mi piace.
Insomma, l'autunno mi regala sospiri di serenità. E sì. forse anche di malinconia. ma una malinconia sana, beata, dolce e tiepida come i primi maglioni di lana.

E' una natura incerta come incerto è il nostro vivere. In ogni foglia che cade vedo il mutamento che preclude a ogni rinnovamento.

Le mie piante, in terrazzo, stanno vivendo questa stagione in modo diverso a seconda della loro peculiare natura. Alcune, come le rose, si svestono completamente, altre invece sfoggiano mescolanze ardite di rossi e di verdi.

Altre ancora resistono, e accettano un sole pallido che si nasconde presto dietro ogni notte.

E io sto bene, in mezzo a loro, a guardare i contrasti del cielo prima che si spenga per accendere la sera.

E guardo lontano, verso le colline.

Penso a paesaggi che mi aspettano in quei viaggi in treno che in questo periodo sono così numerosi.

Le colline e i boschi, feriti dalla ferrovia, mi saluteranno con il loro autunno più bello.
E io, io starò lì a guardare.