A me non piacciono le certezze. Piacciono i dubbi.
Me ne convinco ogni giorno di più. Il dubbio ha molti effetti collaterali. Ti toglie certezze. Ti fa arrancare, a volte. Ti sfinisce. E ti ferisce.
Ma è un alleato prezioso.
Penso all'immenso bisogno di certezze che tutti abbiamo. E così mettiamo le cornici alle cose, le incaselliamo, le nominiamo. Con i nostri esorcismi, gli incantesimi, usiamo parole e cose per allontanarci dalla pericolosa zona "grigia", quel confine- non confine tra il bianco e il nero. Quello pericoloso. Quello che a volte ci toglie il fiato. Che distrugge i castelli mentali che abbiamo costruito. E che smantella le idee, i giudizi. Che toglie contorni alle nostre belle caselline, ordinate e pettinate come certi villini a schiera.
Il dubbio che arruffa ogni cosa, mette disordine, sposta i concetti, li mescola, li fa rimbalzare all'orizzonte.
E a volte scompaiono perfino, i concetti. Se ne vanno oltre l'orizzonte.
Il dubbio è come un "big bang", un'esplosione. Ma crea universi.
Certo, a noi piace più il praticello all'inglese, con l'erba tagliata tutte le mattine.
Il dubbio invece somiglia più a una zona selvaggia, aspra, remota. Coperta di muschi e licheni, abbondante  di rovi. Disordinata.
Ecco, a me piace più questo paesaggio. Specie al mattino, quando le cose ancora non si sono vestite.