Di notte, se non si riesce a dormire, ci si accorge che immagini e pensieri vigilano come guardiani sulle soglie dell’aurora. E vengono in mente pezzettini sparsi di vita insieme ai tanti film visti, e ai libri letti, in una sorta di suk della memoria in cui ogni cosa danza, si confonde, si allontana e ritorna.
 
 
Tornano in mente le parole dette e quelle non dette, quelle rimaste appese a un respiro, quelle volate via prima dell’intenzione.
 
Parole in corsa, rallentate, in fila indiana, sparpagliate.
 
Tornano i richiami della memoria, e si appoggiano su uno spicchio di luna.
 
 
Arrivano le intuizioni: cose nuove da fare, da pensare, da scrivere.
 
Fermarle è impossibile, come le pecore prima del sonno.
 
C’è chi conta pecore e chi conta le stelle. Io conto le stelle.
Mi piace di più.
 
Mi piace pensare alle stelle come a tante lucine accanto al letto di universi blu.
E, nel frattempo, è già giorno.